I GIOVANI E LA SOCIALITÀ A PAGAMENTO

Elisabetta Piccolotti, deputata di alleanza verdi-sinistra, ha detto in TV queste parole che condivido in pieno:

‘’La socialità si paga: i giovani o hanno dei soldi da spendere e possono andare a fare l’aperitivo o andare al cinema oppure sono relegati in non luoghi, in spazi abbandonati delle periferie dove non si può avere una crescita culturale, umana e sociale dignitosa.

Non possiamo avere una società fondata sulla capacità di spesa: il Governo fa l’ottavo decreto sicurezza che non serve a nulla ma non fa nessun decreto per combattere la povertà, l’esclusione sociale delle periferie, per potenziare l’istruzione, per aprire nuovi spazi di aggregazione che non siano sottomessi a logiche di mercato.’’

Chapeau.

La Piccolotti ha ragione: siamo in una società in cui la marginalizzazione delle persone, soprattutto i giovani, è determinata dalla propria capacità di spesa: se hai soldi sei dentro se non li hai sei fuori.

Elisabetta Piccolotti

Faccio un esempio concreto. Sappiamo tutti quanto per un bambino è importante fare sport, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto dal punto di vista sociale ed educativo.

Ecco, Claudio Ranieri, l’attuale direttore tecnico della FIGC e Presidente del Club Italia (la struttura che coordina l’attività delle Nazionali italiane), alla sua prima conferenza stampa ha detto questo: ‘’Il settore giovanile ha un grande problema: non è normale che i bambini spendano troppo per giocare a calcio, bisogna cambiare le condizioni economiche delle scuole calcio”.

Ha ragione: secondo una inchiesta di fanpage.it che ha analizzato i costi del calcio giovanile in Italia è emerso che tra rette e kit obbligatori far giocare a calcio un bambino costa in media circa 500 euro all’anno: è il prezzo più alto d’Europa.

E le famiglie che non se lo possono permettere? I figli che fanno?

Claudio Ranieri durante la conferenza stampa

Non bisogna lavorare solo sullo sport: un altro luogo fondamentale di socialità è dato dalla scuola. In uno dei miei primissimi articoli qui sul blog avevo evidenziato la centralità delle attività pomeridiane a scuola, che sono gratuite, formative ed un luogo d’incontro tra coetanei.

Chiaro, oltre alla volontà dei professori che tengano questi corsi (e sono molti di più di quello che si possa pensare) servono soldi; ora, in questi giorni le pagine dei giornali sono riempite dei contenuti dell’ultima legge di bilancio di questa legislatura. Sulla scuola c’è l’ultimo schiaffo del governo: tagli di altri sette mila posti tra docenti e personale ATA, per un ridimensionamento complessivo che, dal 2025 al 2027, porta ad un totale di quasi 15 mila posti cancellati.

Così non va.

Andrea Olla

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