FATTI DI MILANO, CHI DEVE EDUCARE I GIOVANI?

Le proteste di questi giorni le abbiamo viste tutti, l’età media dei ragazzini fermati a Milano pure.

A seguito di questi fatti si è aperto una discussione su chi ricade, in generale, la responsabilità di educare giovani e giovanissimi.

Certamente i primi ad avere questa responsabilità sono i genitori e la scuola: La domanda è: sono gli unici?

Per esempio, gli sportivi e i cantanti, che sono visti come modelli da seguire e imitare da tanti giovanissimi, hanno anche loro una responsabilità educativa?

Secondo me si, e ci sono due storie che a mio avviso fanno riflettere su questo punto.

Partiamo dalla musica.

Ieri Marracash ha scritto un post su Instagram in cui, riferendosi agli scontri di Milano, ha detto che “si aspettava questa reazione da tempo” e che crede che “siamo solo all’inizio” e che “con le buone non cambi le cose”.

Ora, Marracash è uno dei cantanti più famosi e apprezzati da giovani e giovanissimi (è per altro uno dei miei cantanti preferiti): stiamo parlando di un artista che ha 5 milioni di ascoltatori ogni mese e più di 2,5 milioni di follower. Marracash è in sostanza un idolo, un punto di riferimento per molti adolescenti. 

È opportuno che un cantante con una forte influenza sui giovani che lo seguono scriva una cosa del genere? Immaginate la scena di un ragazzino di 14 anni che era in Piazza Duomo a tirare pietre ai poliziotti, che torna a casa, apre Instagram e legge queste cose in un post del suo cantante preferito: secondo voi penserá di essersi comportato bene o male?

Troverà una legittimazione, niente popo di meno che dal suo cantante preferito. Non è accettabile.

Marracash

E poi lo sport: anche questo ha una responsabilità educativa fondamentale verso i bambini e gli adolescenti, e non è, attenzione, un discorso astratto, ma molto concreto.

Si può fare un esempio che riguarda la nostra città.

Il 13 Settembre Daniel Maldini, l’attaccante del Cagliari, ha avuto un incidente stradale a seguito del quale è stato sottoposto all’alcol test che ha rilevato un tasso alcolemico superiore ai limiti consentiti. 

Gli è stata ritirata la patente ed è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza.

Ora, qual’è stata la reazione del mondo sportivo? A seguito dell’incidente Maldini è stato, nell’ordine: difeso pubblicamente dal presidente Tommaso Giulini, non ha subito alcuna multa o sospensione da parte del Cagliari ed è stato pure convocato in nazionale. 

A questo punto mi chiedo: ma un giovane calciatore della nostra città che vede come esempio l’attaccante del Cagliari, la sua squadra del cuore, cosa percepisce da una società che neanche multa o sospende o fa un qualcosa di puramente simbolico ad un proprio calciatore, che si è messo alla guida dopo aver bevuto?

Il messaggio che passa è che quel comportamento non merita di essere sanzionato, che è, in sostanza, lecito.

E allora, questo è il ragionamento che rischia di generarsi, se lo può fare Maldini senza subire conseguenze, perché non lo posso fare io?

Daniel Maldini

Per concludere, è facile addossare la colpa dei fatti di Milano a scuola e famiglia: se tutto ciò che circonda un giovane non fa la sua parte in chiave educativa (o quanto meno non-diseducativa) stiamo freschi.

In questo, sport e musica hanno un ruolo fondamentale. È ora che lo capiscano anche i loro maggiori interpreti.

Andrea Olla 

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