LA FREGATURA DEL MERITO

Sempre più spesso si sente parlare di merito.

Ne abbiamo sentito parlare nel 2022, quando il governo Meloni si è insediato e ha cambiato il nome del Ministero dell’Istruzione in ‘’Ministero dell’Istruzione e del Merito’’, ne abbiamo sentito parlare un paio di mesi fa, quando il presidente della Calabria Roberto Occhiuto ha lanciato il ”reddito di merito”, un bonus mensile dato ai giovani calabresi che si iscrivono all’università in Calabria e che cresce in funzione del voto che prendono (indipendentemente dal loro reddito familiare). Non stiamo parlando di briciole, ma di ben 500, 750 o 1000 euro al mese a studente.

Ne ho sentito parlare anch’io qualche tempo fa. Mi trovavo ad un evento in un parco; davanti a me, seduto, c’era un politico che poco dopo sarebbe salito sul palco.

Prima dell’inizio gli si avvicina un signore anziano. Si parlava di giovani. Ad un certo punto l’anziano gli dice:

”Nelle scuole ci andrebbe mandato Sinner! Bisogna far capire ai giovani che chi vuole ce la fa!”.

Il politico gli risponde: ‘’No signore, non è vero che chi vuole ce la fa. Chi vuole ce la fa solo se c’è un ambiente circostante che lo supporta e che, soprattutto, gli dà gli strumenti per farcela’’.

Quella frase mi è rimasta in testa.

Perché la questione del merito, in fondo, parte proprio da qui: quanto conta il risultato e quanto contano le condizioni nelle quali quel risultato viene raggiunto?

PARTIAMO DAI DATI

Ci sono due grafici che, a mio avviso, possono davvero aiutare quando si parla di merito.

Il primo è questo:

È un grafico che parla da sé: in linea generale maggiore è l’ISEE, il principale indicatore della propria situazione economica, maggiore è la propria media degli esami.

Ora, si capisce facilmente come legare premi economici solo in base al risultato (come invece fa il reddito di merito di Occhiuto, tanto idolatrato) non abbia alcun senso.

Un ragazzo che prende 28 e ha un ISEE di 60 mila euro non è detto che sia più bravo di un ragazzo che prende 26 con un ISEE da 15 mila euro.

Questo, attenzione, vale in generale: ogni sistema di premialità che non sia basato almeno in parte sul reddito non è veramente equo.

Alle Olimpiadi il primo vince una medaglia perché parte dallo stesso punto di partenza dell’ultimo. Ora, alla luce di questi dati, che senso ha un sistema che guarda solo al punto di arrivo senza considerare il punto di partenza? Nessuno.

Un altro grafico molto indicativo è questo:

Viene dal libro ”Capital and Ideology”, un saggio del 2019.

L’autore è Thomas Piketty, un economista francese, professore alla Paris School of Economics, noto per i suoi studi sulle disuguaglianze economiche, sulla distribuzione della ricchezza e sui rapporti tra economia e politica.

In questo grafico, basato sui dati delle università negli Stati Uniti nel 2014, si mostra in modo plastico come un incremento del reddito genitoriale (asse X) corrisponda in modo direttamente proporzionale al tasso di accesso all’università (asse Y). In poche parole, più sono ricchi i tuoi genitori, più è probabile che tu vada all’università.

Il punto di partenza economico è quindi determinante delle proprie opportunità educative. Ancora una volta, non si può guardare solo ai risultati finali per vedere ”chi è più bravo”.

E ALLORA COSA FARE?

Bisogna lavorare su due fronti.

Il primo è quello di rafforzare la progressività dei benefici economici e fiscali. L’articolo 53 della nostra Costituzione prevede che il nostro sistema fiscale sia progressivo, e cosi devono esserlo anche i vari bonus e le varie agevolazioni.

In secondo luogo, non bisogna dimenticare che il problema alla base sono le disuguaglianze; bisogna urgentemente lavorare per ridurre il divario sociale.

Per farlo ci sono varie strade, ma i dati che ho provato ad esporre in questi grafici dimostrano come ancora troppo il proprio reddito sia legato al rendimento scolastico e accademico.

La scuola e l’università sono i più forti e forse gli unici strumenti di mobilità sociale di cui disponiamo. È necessario che anche chi non se lo può permettere possa studiare e possa eccellere.

Chiaramente tutto questo, c’è poco da girarci attorno, può avvenire solo con finanziamenti massicci all’istruzione. Una prima conquista sarebbe per esempio quella di avere zero idonei non beneficiari, cioè studenti che avrebbero diritto a borse di studio ma che non le percepiscono per l’assenza di risorse. Per fortuna, in Sardegna si sta facendo tanto, ma ce ne sono ancora tanti in Toscana, nelle Marche e in altre regioni. Non va bene.

Per concludere, dire ai giovani che ‘’chi vuole ce la fa’’ è facile, ma il compito di una società giusta è fare in modo che chi vuole farcela abbia davvero gli strumenti per riuscirci.

Questo è il vero merito.

Andrea Olla

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