CHIA, IL GOMMONE E L’ODIO SOCIAL: QUANDO LA CATTIVERIA SI NASCONDE DIETRO LA NORMALITÀ

Cari lettori,

certamente avrete sentito parlare della bruttissima notizia arrivata da Chia, dove un gommone di algerini immigrati ha colpito una ragazza di 17 anni, ferendola gravemente. (Qui la notizia)

La notizia è stata ripresa dalle varie testate, Unione Sarda e Casteddu Online in primis, e chiaramente se ne è parlato molto sui social.

I commenti che ho letto in queste ore contro le persone a bordo del gommone sono raccapriccianti, un misto di razzismo e insulti di qualsiasi genere e tipo.

Incuriosito dalla particolare cattiveria di alcuni commenti su Facebook, mi sono spinto ad aprire il profilo di queste persone.

“Chissà che aspetto avranno queste persone per arrivare a scrivere cose del genere?”, mi sono detto.

E invece no.

Persone normalissime, di quelle che potremmo incontrare al supermercato la mattina o al ristorante la sera.

Tutto questo mi ha fatto venire in mente il libro “La banalità del male”, scritto da Hannah Arendt nel 1963 a partire dalla sua esperienza come osservatrice del processo al funzionario nazista Adolf Eichmann.

Arendt sostiene che il male non ha necessariamente il volto di un mostro, ma può convivere con la normalità quotidiana quando si smette di pensare alle conseguenze delle proprie parole e delle proprie azioni.

La cattiveria non ha cioè bisogno di situazioni eccezionali: può comparire anche nelle parole di persone apparentemente normalissime.

Chiaramente non c’è un paragone tra quei commenti e i crimini di Eichmann, ma il meccanismo è lo stesso. L’unica differenza è che stavolta la cattiveria si manifesta da dietro uno schermo.

Credo che valga la pena rifletterci.

Andrea Olla

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