INTERVISTA A MARIO GUERRINI

Mario Guerrini è uno dei volti più autorevoli del giornalismo radiotelevisivo italiano. Per decenni è stato inviato speciale e cronista della RAI, raccontando alcuni dei più importanti fatti di cronaca del Paese, con particolare attenzione ai sequestri di persona e al banditismo in Sardegna, oltre a firmare numerosi servizi e inchieste per il TG2.

Oggi gestisce L’Osservatorio, un approfondimento quotidiano dedicato alle principali vicende della Sardegna, che condivide attraverso la sua pagina Facebook.

Ho avuto il piacere di intervistarlo.

Abbiamo parlato dello stato dell’informazione in Sardegna e dell’attualità politica regionale: risposte dirette e senza fronzoli, frutto dell’esperienza di una vita trascorsa sul campo, che offrono spunti di riflessione sul presente e sul futuro della Sardegna.

Buona lettura!

Parliamo di informazione in Sardegna. Lei nel suo osservatorio ha parlato di ‘’legame tra l’informazione e politica” e di ‘’’informazione asservita al potere secondo logiche ideologiche ma soprattutto di affari’’.
Ritiene cioè che ci sia una sorta di scambio di favori tra proprietari dei giornali e politica.

Come funzionerebbe questo “scambio”?

‘’Oggi in Sardegna non abbiamo più editori puri, ma imprenditori alla guida dei giornali.

L’Unione Sarda ha un imprenditore come proprietario del giornale, cioè Sergio Zuncheddu, un imprenditore immobiliare la cui attività principale è proprio quella di investire nel settore immobiliare.

C’è poi la Nuova Sardegna, che è controllata dal gruppo SAE, un gruppo formato e diretto da un investitore che non è un editore puro.
La cosa incredibile nella Nuova Sardegna è che nel consiglio di amministrazione che la controlla ci sono persone legate al mondo
dell’imprenditoria e della politica della Sardegna.


Le due principali testate sarde hanno un fine diverso da quello che era una volta il giornale, cioè il fine dell’editore, il quale si preoccupava di vendere il più possibile il giornale, di acquisire la maggior pubblicità in termini di non dipendenza dalla politica.
Oggi non è più così, perché politica e imprenditorialità legata ai giornali sono diverse facce della stessa medaglia: gli
imprenditori che gestiscono i giornali non hanno necessariamente il fine di vendere più giornali o di fare giornali migliori, il loro fine è tendenzialmente economico.

L’informazione in Sardegna non è più totalmente indipendente: è legata ai poteri politici e imprenditoriali.”

Sempre restando nell’ambito dell’informazione, parliamo dei quotidiani nazionali.

Di fatto quasi ogni giornale fa riferimento ad un’area politica ben definita e nota ai lettori.
Questo, secondo lei, incide negativamente sulla qualità delle
informazioni che vengono riportate? Può esistere un’informazione “neutrale”?

“Ad oggi nessun giornale italiano è indipendente e autonomo dalla politica.

Lo stesso Fatto Quotidiano, che io considero ad oggi il giornale migliore in assoluto, ha un’appartenenza ideologica ben precisa, cioè quella del Movimento 5 Stelle.


Personalmente nel mio percorso professionale ho avuto come modello il Corriere della Sera che si, qualche volta ha avuto momenti di vicinanza al governo, ma è sempre stato un modello di informazione formidabile, d’esempio per tutti gli altri.
Ad oggi tuttavia anche il Corriere della Sera è entrato nel gruppo delle testate che hanno vicinanza politica a delle aree ben precise.


Oggi tutto è determinato al fine ideologico della proprietà.
Un esempio? Basta prendere il gruppo del re delle cliniche private (il senatore della Lega Antonio Angelucci, ndr), che controlla ben quattro testate che fanno informazione politica.


Ribadisco che una volta si badava a fare un buon giornale, con buone notizie, buone analisi e buone inchieste.
Oggi l’informazione che abbiamo è una informazione orientata politicamente”.

Veniamo alla attualità politica regionale.

E’ appena stata eletta la nuova segretaria della CGIL Sardegna, Simona Fanzecco, che ha fortemente criticato la gestione della sanità da parte di questa giunta.

La prima richiesta è che venga nominato un assessore alla Sanità: la presidente Todde sta infatti mantenendo l’interim di questo assessorato da quasi 8 mesi.


Secondo lei perché in tutto questo tempo non si è riusciti a nominare un assessore alla sanità?

“Innanzitutto, ho accolto con piacere che ci sia una donna alla guida della CGIL in Sardegna: è un fatto epocale; le donne spesso stanno dando dimostrazioni di qualità che gli uomini, che ormai si sono
adagiati nel sistema, non danno.


Venendo alla domanda, ovviamente criticare la sanità è come sparare sulla croce rossa, questa è una realtà incontestabile.
Purtroppo, e io l’ho criticata, il fatto che la Presidente Todde gestisca la sanità in qualità di assessora ad interim e non soltanto dando una direzione da presidente della regione è un errore.


La Todde si trova davanti una realtà molto difficile, forse più di quello che lei pensasse, e non può occuparsi della sanità soltanto
sistemando negli uffici dell’assessorato persone di sua fiducia.

Noi abbiamo bisogno di un assessore alla sanità che sia 24 ore su 24 dedicato all’assessorato, la Todde ha troppe preoccupazioni, troppi pensieri e troppi impegni.
La Presidente, ad andare avanti in questo modo sulla sanità, sta sbagliando.”

Parliamo del Partito Sardo d’Azione, un partito ormai in estrema difficoltà, ridotto ai minimi termini a causa del contrasto interno tra il presidente Antonio Moro e il segretario ed ex presidente della regione Christian Solinas.


Sembra che non ci sia più un vero e proprio partito sardista
nell’isola, a differenza, per esempio, della Sicilia, dove il movimento Controcorrente, partito fortemente siciliano, è primo nei sondaggi.
C’è futuro per un nuovo partito sardo?


“Il partito sardo d’azione è sempre stato in questi ultimi decenni una grande delusione per coloro i quali aspirano a sentimenti sardisti.
È un partito che sfrutta i sentimenti del sardismo che sono insiti nell’animo di ogni sardo per acquisire consenso, ma che, una volta raggiunto, lo usa per il potere e per le poltrone.

L’abbraccio mortale fatto con la Lega nel 2019 è stato l’apoteosi di questo tipo di logica scellerata.
E’ inutile che il presidente Antonio Moro dica che la Lega è il più grande partito autonomista d’Europa: la Lega è nata come partito secessionista, obbiettivo che ha provato ad ottenere anche con metodi molto forti.
Fare un’alleanza con la Lega, come invece ha fatto il partito sardo nel 2019, è stato tradire proprio il sentimento che dovrebbe essere il sardismo. E infatti Christian Solinas si è occupato quasi esclusivamente della gestione del potere e delle poltrone, oltre a dare il colpo di mano decisivo alla sanità pubblica, che con l’arrivo della sua gestione è precipitata.”


Dopo le batoste elettorali e la fuga dei tre consiglieri in Forza Italia, Solinas e Moro avrebbero dovuto fare umilmente un passo indietro, ma non lo possono fare perché Antonio Moro e Christian Solinas,
senza il Partito Sardo D’Azione, sarebbero politicamente finiti.

A mio avviso il Partito Sardo D’Azione, finché ci saranno Moro e Solinas, non ha alcun futuro.”

Parliamo invece di un altro partito, che in questo momento è al governo della regione: il Movimento 5 Stelle, che da quando sono nati hanno fatto della trasparenza uno dei punti fondamentali del loro modo di agire.
Da quando questa giunta si è insediata, ci sono stati alcuni episodi in cui da molte parti sono emerse critiche per una gestione ritenuta “poco trasparente”, rispetto per esempio alla questione delle nomine dei direttori generali della sanità, o all’attuale gestione della privatizzazione degli aeroporti.


Come valuta questa gestione? C’è stato secondo lei un un allontanamento da quel principio cardine di trasparenza che i 5 Stelle hanno sempre avuto?

“Intanto c’è da fare subito una constatazione sul Movimento 5 Stelle:
loro si richiamano al principio di onestà, che è una qualità che ancora conservano, per esempio sul piano della pulizia politica: non vengono incriminati, inquisiti, arrestati e via dicendo.
Poi, che in Sardegna la gestione Todde presti il fianco a molte critiche è un altro discorso.
Il problema è la gestione del potere.

Secondo me in questo la presidente Alessandra Todde, una donna molto determinata, autonoma, e che rifugge dalle logiche di potere che hanno gli altri politici, a mio parere si è lasciata andare purtroppo al gioco delle poltrone.
C’è però da aggiungere un elemento: la Presidente ha avuto molto coraggio nel contrastare il PD in diverse occasioni.
Anche qui però c’è stato un boomerang: la conflittualità col PD ha determinato, a mio avviso, una gestione della sanità molto precaria e contraddittoria.


Per quanto riguarda i direttori generali, oggi ci troviamo con una situazione di conflittualità legale che non ha precedenti e che ha portato alla ribalta nuovamente i direttori generali della sanità appartenenti alla vecchia generazione di Christian Solinas e dei leghisti.

Questo è uno degli elementi che pesa sul mancato rilancio della sanità pubblica.”

Un’ultima domanda, guardando al futuro. Si voterà alle prossime elezioni regionali all’inizio del 2029.

Ad oggi si profila una sfida tra la presidente Todde, che vuole correre per un secondo mandato, e il segretario regionale di Forza Italia, Pietro Pittalis.

Secondo lei, sarà questa la sfida elettorale che caratterizzerà le prossime regionali o potranno esserci candidati diversi?

“Credo che la presidente Todde potrà avere la chance di ripresentarsi alle elezioni con la candidatura alla presidenza: al momento non vedo altre candidature forti nel centro-sinistra.
La realtà invece è ben diversa nel centro-destra. Il nome di Pietro Pittalis è un nome che non ha secondo me grandi possibilità di vittoria, a causa di una sua impopolarità terribilmente diffusa.
Se il centro-destra dovesse sceglierlo, e credo che non lo farà, farebbe un errore madornale, mentre il centro-sinistra farebbe salti di gioia.
A destra è difficile però trovare, come anche a sinistra, figure emergenti di buona levatura.

La realtà è molto semplice: oggi siamo in mano a una classe politica che considero forse la più mediocre nella storia dell’autonomia sarda.

Questo avviene perché non vengono formati dirigenti giovani, non c’è una classe politica giovane emergente, si va avanti soltanto con i vecchi volti della politica degli ultimi 30,40 anni.

Purtroppo.”

Andrea Olla

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