Nell’incredibile ascesa di Futuro Nazionale c’è un fenomeno che non riesco ancora a spiegarmi.
Partiamo da un punto: Vannacci non ha ancora un programma politico.
Andando infatti nella sezione “Programma” del suo sito, la schermata recita:
“Futuro Nazionale è oggi nella sua fase costituente. Il programma politico è in fase di definizione e sarà elaborato attraverso un percorso partecipato e strutturato, insieme ai Comitati Costituenti…”.
Insomma, Futuro nazionale nasce ad inizio Febbraio 2026 e l’assemblea costituente si è tenuta lo scorso 13 Giugno, ma del programma nemmeno l’ombra.
Ora, si potrebbe obbiettare che le proposte del generale, anche se non delineate in modo analitico sul sito, comunque emergono dalle sue interviste sui giornali o dalle ospitate in televisione.
Non è così: neanche provando a desumere il programma di Vannacci dalle sue interviste si riesce a capire bene cosa intenda fare qualora arrivasse al governo.
Infatti, l’unico tema di cui parla con continuità è quello della remigrazione. Anche qui, però, non si capisce bene cosa significhi concretamente. Chi dovrebbe essere “remigrato”? Con quali modalità? In quali tempi? A quali costi?
Quando poi si prova ad andare un po’ più in profondità, non ci si riesce. Per esempio, nel corso della trasmissione In Onda, Marianna Aprile ha chiesto a Vannacci quali fossero le coperture finanziarie delle sue proposte. La risposta di Vannacci? ”Io non sono un ragioniere, do un indirizzo politico. Ci saranno altri che troveranno le coperture”.
Insomma, come gli ha fatto notare il giornalista Antonio Polito, anche lui presente in studio, una risposta più da paroliere che da politico (anche se per alcuni questi termini potrebbero essere sinonimi).
E qui arriviamo alla questione che proprio non riesco a comprendere.
Gli iscritti al partito di Vannacci sono circa 130.000 e continuano a crescere ad una velocità impressionante.
Insomma, le persone si iscrivono al partito di Vannacci senza sapere nel dettaglio cosa Vannacci intenda fare.
Quali sono le sue proposte per la scuola? Per rilanciare l’industria? Per migliorare la giustizia? Per contrastare il caro vita? Per la sanità?
Mi verrebbe da chiedere a quelle 130.000 persone tesserate perché si siano iscritte ad un partito politico, di fatto, in bianco.
Sembra quasi come se queste persone si fossero affidate al ”generale”, magari colpite dalla sua risposta pronta, dalla figura forte e autorevole, dal ricco curriculum militare. Insomma, una persona affidabile e capace di risolvere i loro problemi (senza però aver detto loro come).
In questa prospettiva, il programma diventa quasi un elemento secondario: prima viene la persona, poi eventualmente arrivano le soluzioni.
A questo punto mi fa riflettere come questo nuovo modus operandi di fare politica si scontri con il mantra che si sente nel centrosinistra da Marzo: ”prima il programma, poi il nome del candidato premier”.
Insomma, due mondi -per dirla con le parole del generale stesso- al contrario.
Andrea Olla
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