Cari amici,
in queste settimane si sta tanto parlando di campo largo e di primarie.
Tema che tiene banco è la presenza o no di Matteo Renzi e di Italia viva (o Casa riformista, come lo si voglia chiamare) nella coalizione di centro sinistra.
Ancora nessuna posizione ufficiale assunta dai leader, che non aprono ma neppure chiudono alla sua presenza nella alleanza per le prossime elezioni politiche.
Ritengo che Renzi NON debba fare parte del campo largo per nessuna ragione.
Vi dico perché.
1. La coerenza
Renzi ne ha avuto per tutti.
Su Giuseppe Conte : “l’unica cosa che ha fatto di buono è andarsene” (dopo il Conte 2) e ancora “Giuseppe Conte è il numero uno a sperperare i soldi pubblici”.
E poi? Vuoi andare al governo con lui? E se vincesse le primarie, con che faccia lo sosterresti? Ma voi ve lo immaginate? “Vota Matteo Renzi per Giuseppe Conte premier”; un paio di mesi fa sarebbe sembrata fantascienza.
Vabbè, ma della coerenza di uno che ha detto che se avesse perso il referendum (quello del 2016) si sarebbe ritirato dalla politica ormai non ci stupiamo più.
Il problema è soprattutto di Conte.
Non bisogna dimenticarsi che Conte è il leader del Movimento 5 Stelle, che di Renzi -quando Lui era al Governo- ha sempre contestato tutte le politiche.
Sarebbe difficile far accettare alla sua base una alleanza con questo tipo.
E infatti Chiara Appendino, pentastellata dai tempi di Grillo e Casaleggio, lo ha già avvertito.
Mi ricordo quando Renzi non era entrato nella alleanza del campo largo per le regionali in Liguria (poi vinte dal centrodestra) per il veto dei 5 stelle; aveva attaccato Giuseppe Conte che aveva risposto così: “Renzi dice il peggio su di me e poi si lamenta se non lo vogliamo come alleato? Noi facciamo politica in modo serio”.
Ottima occasione di dimostrarlo con i fatti: non prendendoselo in coalizione alle prossime politiche.
Anche Schlein non se la passa bene, proprio lei che se n’era andata dal Partito Democratico di cui ora è segretaria proprio perché contro la linea dettata da Renzi.
E poi ti allei con lui?
Ancora, la Schlein è stata in prima fila per il SI al referendum abrogativo di giugno 2024 per abolire il jobs act, fatto da Renzi quando era Presidente del Consiglio.
Che senso avrebbe allearsi con chi ha approvato ciò che volevi abrogare? Ma soprattutto, con Renzi dentro la coalizione, come si fa a trovare un accordo sul lavoro se si è in disaccordo su una materia così importante come il jobs act?
2. Il problema politico…
Anche Giorgia Meloni ha un problema di coerenza, non rispetto ai suoi alleati però, ma su ciò che ha fatto rispetto a quello che aveva promesso in campagna elettorale, taglio delle accise e abolizione della Legge Fornero su tutte.
In un dibattito con lei questo è anche un bell’asso nella manica.
Tuttavia si può contestare un avversario politico sul piano della coerenza solo se si è nella condizione di poterlo fare.
Con Renzi in coalizione questa condizione non c’è (e vale per tutti i leader).
3. … e il (finto) problema politico
Tra i sostenitori di Renzi nel campo largo fondamentalmente sono due le argomentazioni: “Senza i voti di Renzi si perde” e “Senza Renzi la coalizione è troppo a sinistra”.
Sulla questione dei voti di Renzi avrei una cosa da dire.
Inanzitutto, in politica i voti non si sommano algebricamente.
Chi lo dice che se PD M5S e AVS fanno il 40% e Renzi vale il 3% (e mi sto tenendo largo) il campo largo prende il 43%?
Gli elettori valutano la credibilità di un progetto politico unitariamente inteso, e anche la stabilità politica che una coalizione può garantire.
Che stabilità e che credibilità ci sarebbe con Matteo Renzi? Nessuna.
In sostanza, Renzi fa perdere più voti di quelli che farebbe prendere.
Seconda questione, “E ma senza di lui la coalizione va troppo a sinistra”.
Oh ma Renzi non sarà mica l’unico riformista d’italia, l’unico che sta più al centro che a sinistra!
L’alternativa c’è. Si chiama Ernesto Maria Ruffini, ex direttore della agenzia delle entrate e fondatore del movimento più uno, ben visto in primis dai riformisti del Partito democratico.
Non avrà gli stessi voti di Renzi ma almeno è una scelta coerente.
Ed è su questo che ci si gioca un pezzo di elettorato.
Andrea Olla
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