Ho avuto il piacere di intervistare Chiara Cocco, 23 anni, laureata in scienze politiche e neo consigliera comunale a Cagliari: è la più giovane di tutto il consiglio.
Abbiamo parlato di lei, del rapporto tra giovani e politica, ma soprattutto delle politiche che l’amministrazione comunale metterà in campo per noi giovani.
E’ stato un dialogo pieno di contenuti, che vi invito a leggere con attenzione.
Buona lettura 🙂
Innanzitutto partiamo da te e dalla tua storia politica, insomma… come sei arrivata a diventare consigliera comunale?
‘’Io nasco come attivista sul territorio, il che significa fare politica senza entrare nelle logiche di partito.
Ho iniziato alle scuole superiori, al Pacinotti, con il collettivo studentesco; da lì sono poi diventata rappresentante d’istituto. Quell’esperienza è stata secondo me davvero determinante per il mio percorso.
Mi sono iscritta alla facoltà di scienze politiche, dove ho fatto attivismo tramite diverse associazioni, poi mi è arrivata la proposta di candidatura per il consiglio comunale da parte dei Progressisti, un partito che si allinea pienamente con i miei principi, per cui ho accettato subito con molta sicurezza e con molto piacere.’’
Spesso citi che quella del Sud Sardegna è la 102esima provincia per amministratori under 40; credi che la tua elezione possa essere considerata un segnale da parte dei giovani che vogliono contare di più all’interno delle istituzioni?
‘’Io credo che sia un segnale una rappresentanza all’interno di una amministrazione da parte di qualsiasi categoria.
I giovani non vengono eletti, molto banalmente, perché non vengono votati, ma anche perché sono una fascia di elettori numericamente molto inferiore rispetto a tutte le altre fasce.
Voglio dire una cosa alla quale tengo particolarmente: durante tutta la campagna elettorale ho mantenuto i contatti con altri giovani candidati, sia della mia stessa coalizione, che di altre liste.
Credo che questo sia molto importante, siamo infatti abituati a sentir parlare di una politica molto oppositiva; credo che invece noi giovani, proprio perché appartenenti alla stessa comunità, siamo riusciti ad andare oltre le differenze politiche.’’
Parliamo delle proposte che porterai in consiglio comunale, tanti sono i punti toccati in campagna elettorale, ma, andiamo con ordine.
Per prima cosa, partiamo ovviamente dalle politiche giovanili.
Più volte nella campagna hai messo in evidenza come Cagliari non sia una città per giovani, e le tue due proposte principali sono state la carta giovani e l’abolizione del regolamento di sicurezza urbano.
Puoi spiegare cosa sono e come ci vuoi lavorare?
”Parliamo della carta giovani. Io sono una studentessa universitaria, e so bene che noi giovani siamo tra le fasce che risentono maggiormente degli effetti dei diversi fenomeni internazionali, come, ad esempio, la disoccupazione. E’ quindi importante pensare a delle soluzioni mirate che aiutino i giovani, che sono una macrocategoria: ci sono i giovani studenti, i giovani lavoratori e giovani disoccupati.
Ecco, la carta giovani è uno strumento pensato per dare un aiuto concreto a tutte queste persone.
Passo poi al regolamento di sicurezza urbano. E’ stato un provvedimento che ha molto colpito giovani e persone senza fissa dimora. Ci sono esigenze diverse da bilanciare: le persone residenti in alcune zone della città che chiedono serenità, e poi ci sono i ristoratori che vogliono offrire un determinato servizio.
Il regolamento di sicurezza urbano ha dimostrato una volontà politica di prediligere alcune esigenze della cittadinanza, lasciandone da parte un’altra.
L’obiettivo della politica è quello di trovare un compromesso, che io credo possibile.”
Vorrei parlare ora di abbandono scolastico, più spesso hai parlato della necessità di creare un ‘’polo universitario’’. Che cosa intendi?
”Cagliari è una città con enormi potenzialità, e creare una città universitaria significa saperle sfruttare al meglio.
La nostra città ha un’università che funziona bene dal punto di vista della qualità dei docenti e dei corsi, ma si deve ancora lavorare sull’organizzazione dell’ università in sé: ogni anno ci sono difficoltà per le borse di studio, le strutture sono inadeguate, le biblioteche tendono a riempirsi, è complicatissimo rientrare nelle graduatorie per le assegnazioni dei posti per gli alloggi universitari.
Il comune può prendere parte ai tavoli e può portare avanti delle proposte per risolvere queste problematiche.’’
Da poco Francesco Mola, rettore dell’università di Cagliari, ha detto che l’università non è un posto dove si studia e basta, ma è un posto che gli studenti vivono a 360 gradi.
Ti trovi d’accordo? La nascita di questo polo va in questa direzione?
”Mi trovo assolutamente d’accordo con quanto detto dal rettore. L’università è una comunità, e si deve comportare come tale, il che significa, per esempio, creare degli spazi comunitari, che già esistono, ma che si possono implementare.”
Spesso hai associato le politiche giovanili alle politiche di genere. Nel corso della campagna elettorale hai più volte messo in evidenza l’insicurezza provata da molte donne, soprattutto la sera, nell’uscire o nel tornare a casa.
Come intendi lavorare per risolvere questa problematica?
‘’Io credo molto nel concetto di intersezionalità: le città sono delle persone che la vivono, ma purtroppo, a seconda delle diverse politiche che vengono portate avanti, alcune di queste persone vengono lasciate indietro.
La questione di genere è una questione globale: i dati confermano che la qualità della vita di una donna è inferiore a quella di un uomo nella quotidianità, e questo per diversi elementi: avere paura di uscire di casa la sera, le molestie sul lavoro le più comuni.
Tanti gli interventi da fare, ma io voglio partire da due elementi: quotidianità ed educazione.
Per quotidianità parlo di piccole cose, ma importanti, come un’adeguata illuminazione stradale, dei buoni trasporti notturni; l’educazione invece è cruciale soprattutto nell’ottica della prevenzione.
Ritengo sia giusto finanziare progetti che vanno in quella direzione, come delle iniziative pubbliche, ma anche collaborare con l’associazionismo, che può dare un grande contributo.’’
Chiudo con il concetto di partecipazione politica.
Tu puoi fare da ponte tra giovani e politica. Senti questa responsabilità?
‘’Si assolutamente. Credo molto nelle istituzioni, e adesso che ho la possibilità di avvicinarmi ancora di più la sento sempre più forte.
Sarò l’unica under 30 in consiglio, ma questo non significa che non si possa lavorare tutti assieme a livello di partito, a livello di coalizione, o a livello di consiglio. per ascoltare tutte le voci, quelle dei giovani incluse.
Mi sono fatta promotrice di tutta una serie di temi, ora è tempo di portare avanti le mie proposte e di essere in linea con le aspettative.’’
Andrea Olla
Lascia un commento