GIUSTIZIA, DEMOCRAZIA E DIRITTI: INTERVISTA AD ILARIA CUCCHI

Riforma della giustizia, taser, lotta alla droga, body-cam ai poliziotti: di questo e tanto altro ho avuto il piacere di parlare in questa intervista con la Sentatrice Ilaria Cucchi.

Tanti gli spunti interessanti, che offrono uno sguardo diretto e critico sull’attualità, tra battaglie civili, diritti e prospettive politiche future.

Buona lettura!

Partiamo dall’attualità politica. Nel corso della sua vita ha avuto molto a che fare con la giustizia, prima come parte civile e poi da Senatrice. Con ogni probabilità ad Aprile sarà indetto il referendum costituzionale per la riforma della giustizia. Il Suo partito è schierato per un netto no, Lei come valuta questa proposta di riforma costituzionale?
”Come una proposta di propaganda, che lascia irrisolti tutti i problemi della giustizia, a partire da quello principale legato alle forze in organico. In Italia si sente spesso ripetere che la giustizia è lenta e che non funziona, perché incapace di arrivare a una risposta in tempi brevi.

Questo ragionamento ha un margine di verità, ma lascia scoperta la causa: a causa degli investimenti non all’altezza, non ci sono i lavoratori e lavoratrici che servono al sistema per funzionare.

La proposta di riforma della destra questo problema lo osserva e lo lascia lì com’è, interessandosi invece ad altri aspetti che con il funzionamento del sistema giustizia non hanno niente a che fare. Ma c’è di più. Con questa riforma, si va a indebolire la magistratura, che da potere sullo stesso piano del governo vedrà, come si è già visto per il Parlamento, un ridimensionamento del proprio ruolo.

Una minaccia al nostro impianto democratico, contro cui nei prossimi mesi saremo impegnati in un’intensa campagna
referendaria.”

Con Giorgia Meloni non avete mai avuto buoni rapporti. In particolare, la Premier nell’estate 2018 aveva twittato che ‘’il reato di tortura impedisce alle forze di polizia di fare il proprio lavoro’’ e nel Marzo 2023 Fratelli d’Italia ha presentato in commissione giustizia un disegno di legge per abrogare la legge contro la tortura del 2017 che proprio Lei aveva fortemente voluto. Che effetto Le fa vedere Meloni al Governo?
Teme che anni di battaglie da Lei fatte sui diritti civili e umani possano essere messe a rischio?

”Purtroppo non è un timore, la nostra democrazia in questi tre anni è notevolmente peggiorata e ci sono report su report pronti a dimostrarlo – uno su tutti, quello curato da Liberties.

Sul carcere, ce ne si rende conto facilmente attraversando quella soglia che, sempre di più, è diventata un confine tra chi merita di avere qualche diritto e chi no. A più di dieci anni dalla Sentenza Torreggiani, che doveva invece guidare il nostro Paese a una presa di coscienza sulle condizioni dei detenuti, ci ritroviamo con un sovraffollamento
superiore al 130% e con dei numeri drammatici sui suicidi (nel 2024 si è toccato il picco), per citare i due dati più significativi: il carcere, in buona sostanza, sta tradendo il mandato assegnatogli dalla nostra Costituzione all’articolo 27. E questo, se non nasce con il governo Meloni, sicuramente ha avuto un’accelerata con le politiche di Nordio e Delmastro, che stanno creando una giustizia differenziata: i più deboli, gli ultimi della società, stanno progressivamente scivolando in un baratro.”

Mi permetto, con tutta la delicatezza possibile, di farle una domanda sul tema della droga da cui, seppur indirettamente, è stata toccata.

Ha fatto molto scalpore nei mesi scorsi il progetto avviato dal Comune di Bologna con cui quest’ultimo fornisce pipe per il crack ai tossicodipendenti. Da una parte l’amministrazione comunale ritiene che sia uno strumento funzionale ad evitare infezioni ai consumatori ed avvicinarli ai programmi di recupero, dall’altra parte l’opposizione al contrario ha minacciato di denunciare la giunta comunale per incentivazione al consumo. Lei cosa ne pensa?
”Quello che dicono i dati, che la destra dovrebbe studiare prima di aprire bocca. I progetti di riduzione del danno sono fondamentali per creare un contatto con le persone che gli operatori sociali e in generale le istituzioni dello Stato altrimenti non riescono ad avvicinare – se non quando è il momento di reprimerli, e quindi lasciando insoddisfatte le loro esigenze di cura. Il caso di Bologna è esemplare: la sperimentazione condotta lo scorso anno ha rilevato come sia stata addirittura la metà dei consumatori seguiti a chiedere di avviare un percorso di riscatto dalla dipendenza.

Un dato rilevantissimo, che dovrebbe essere al centro di una proposta in grado di superare le divisioni ideologiche, perché approcci come questo andrebbero incentivati e diffusi su larga scala. Purtroppo, c’è chi preferisce gridare l’allarme per paura di perdere una carta di consenso elettorale. E intanto, a rimetterci sono sempre le persone più fragili.”

In questi ultimi mesi la questione palestinese ha dato vita a manifestazioni pacifiche in tutta Italia. A queste, purtroppo, si sono aggiunti anche alcuni episodi di violenza che hanno portato a diversi scontri con le forze dell’ordine.

Lasciando i singoli casi da parte, ciò che mi ha più colpito è che dalle dichiarazioni fatte dai principali partiti di centrodestra sembra quasi che ci sia una ‘’divisione’’ tra destra e sinistra: la prima sta
dalla parte della polizia, la seconda sta con i manifestanti; in realtà questo è un ‘’mantra’’ che si sente spesso sentire quando avvengono episodi del genere.

A questo punto Le chiedo, stare ‘’dalla parte’’ delle forze dell’ordine è una cosa di destra?
Perché il centrodestra continua a ripeterlo?

”Le istituzioni non hanno colore politico, rappresentano tutti.

Io ho una grande fiducia nelle forze dell’ordine e tutte le volte che sento un esponente del governo veicolare l’idea, falsa, che sia solo la sua parte politica a difenderne l’operato, faccio il possibile per sconfessare queste dichiarazioni con i fatti.

La ragione per cui continuano a ripeterlo è che in questo modo nascondono il dissenso contro le loro politiche. Mi spiego. Le enormi mobilitazioni popolari degli ultimi mesi nascevano sempre da un sentimento di ingiustizia nei confronti delle politiche del governo: vale per la Palestina, per le politiche di genere (dove non hanno investito nulla nell’educazione né tantomeno nella prevenzione) eccetera eccetera. A questo punto, invece di ammettere i fallimenti davanti alle oceaniche folle che scendono in piazza, il governo cosa fa? Cambia il perimetro dello scontro, strumentalizza i pochissimi fatti di violenza che si sono registrati e fa passare l’idea che i manifestanti, e non le proprie politiche, siano un pericolo per la democrazia, e che l’obiettivo delle loro rivendicazioni non sia cambiare le politiche esistenti, ma mettere in difficoltà le forze dell’ordine.

In questo modo, il tema della protesta scompare dai radar e il dissenso, per quanto sia stato grande e organizzato, viene ridotto a tacere.”

Ad inizio legislatura Lei ha presentato un disegno di legge che prevede l’obbligo della bodycam -sempre accesa- per gli agenti di polizia. In Italia in realtà già esiste una legge sul tema, che però prevede che la bodycam non sia obbligatoria e che possa essere accesa solo in determinati momenti. La legge vigente non è sufficiente?

”No, non è sufficiente. E la ragione è semplice: senza l’obbligo di tenere accese le telecamere, come possiamo essere sicuri che queste riprendano i fatti per come si sono verificati e non per come li si vuole raccontare? La nostra democrazia ha conosciuto in passato e continua a conoscere oggi dei pericolosissimi tentativi di riscrivere la storia per come è andata davvero, e ci sono tantissimi casi che lo testimoniano. Verità e giustizia sono incompatibili con gli omissis di Stato.”

Negli scorsi mesi il taser è stato al centro delle polemiche dopo che diverse persone, dopo essere stati fermati dalla polizia con questo strumento, sono decedute.

Il Ministro dell’interno Piantedosi ha dichiarato che ‘’Il taser è uno strumento fondamentale per salvaguardare l’efficacia operativa delle forze di polizia che, in scenari critici, possono rendere inoffensivi soggetti pericolosi senza ricorrere alle armi da fuoco», ma dall’altra il Comitato Onu contro la tortura ha considerato il taser come un’arma potenzialmente letale.

Lei come la vede? Ritiene necessario che i nostri poliziotti siano dotati di taser?
”No, non è necessario. In questi mesi abbiamo visto che il taser è uno strumento pericoloso per tutti: sia per le persone che ne subiscono l’uso, che può rivelarsi letale; sia per le persone che lo utilizzano, gli agenti, che seguendo in buona fede le direttive impartite dai propri superiori rischiano di ritrovarsi con una morte sulla coscienza che si sarebbe potuta e dovuta evitare – altrimenti, perché scegliere di utilizzare il taser al posto di una pistola? Gli esempi che citavi non saranno gli ultimi, perché il taser è per sua “natura” uno strumento che rischia di essere sempre fuori controllo.

Le parole del Comitato Onu – così come di Amnesty international e delle altre realtà della società civile che da tempo ne denunciano l’adozione, in Italia e in altri Paesi – dovrebbero farci cambiare strada al più presto. Ma sono sicura che anche in questo caso, con la destra al governo, il taser rimarrà in dotazione alle forze dell’ordine: non per l’efficacia che ha dimostrato, ma come bandiera ideologica. E a perderci saremo tutti.”

Come ultima domanda Le pongo una questione strettamente politica: mancano meno di due anni alle nuove elezioni politiche, si ricandiderà?

”Al momento opportuno, cercherò di fare la scelta migliore.”

Andrea Olla

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