LA SCUOLA DEVE CAMBIARE: SPAZIO AGLI STUDENTI. RAGAZZI: STUDIAMO – DI DANIELE FOIS

Daniele è come me rappresentante d’ istituto. Molto spesso ci è capitato di dialogare del fatto che gli studenti abbiano troppo poca, o addirittura nessuna voce in capitolo sulle decisioni che riguardano la scuola, e quindi loro stessi.

Gli ho chiesto, se avesse avuto piacere, di scrivere due righe a riguardo; il risultato è in questo articolo, che mi sembra dia diversi spunti interessanti su cui riflettere.

Buona lettura, e grazie Daniele per il tuo contributo.

Chi vive o almeno vede da vicino i meccanismi decisionali nelle scuole superiori si rende conto di quanto siano doverosi, se non indispensabili, cambiamenti radicali all’interno del sistema scolastico.

Viviamo in una società a velocità accelerata, in cui il progresso è in continua evoluzione. In quest’ottica sappiamo che il futuro dipenderà dalla formazione delle attuali giovani generazioni. La scuola ha un valore intrinsecamente essenziale per la formazione dei ragazzi, ma contemporaneamente deve essere capace di saper interpretare le nuove sfide generazionali, se vuole autenticamente essere valorizzata per la sua funzione.
Certo, non è semplice compiere in breve tempo grandi passi in avanti, ma con la perseveranza e l’ambizione di attuare cambiamenti un gradino alla volta, si può arrivare a una scuola che metta in primo piano i giovani e la loro formazione. Per questo la scuola deve prima di tutto essere capace di formare i ragazzi per affrontare le sfide future attraverso le competenze indispensabili, ma allo stesso tempo deve mettere al centro gli studenti; deve cioè essere capace e volenterosa di ascoltare le loro istanze, essere in sintonia con i cambiamenti sociali e programmare nuove forme di istruzione per adattarsi alla digitalizzazione individualistica di massa inarrestabile.


In questo la politica, gioca un ruolo fondamentale: serve più spazio ai giovani nelle scuole. Ma dobbiamo iniziare dai piccoli passi, perché le riforme che restano sono quelle che procedono per gradini e vanno crescendo sempre.
Possiamo allora partire da un esempio simbolico, ma che in realtà cela un significato più che rilevante sul piano scolastico. Oggi gli studenti nelle scuole superiori hanno 4 rappresentanti, su 19 membri, nel consiglio di istituto, cioè l’organo collegiale di vertice di ogni scuola. C’è un’evidente squilibrio di rappresentanza che allontana simbolicamente e sostanzialmente i ragazzi dalla scuola (così come li allontana sempre più dalla politica).

E ciò che lo spiega maggiormente è il significato simbolico, più di quello meramente numerico che porta alla formazione di una maggioranza autoevidente. Gli studenti sembrano quasi un’appendice della macchina decisionale-organizzativa della scuola e risulta quasi scontata, se non banale, la conseguenza che possiamo dedurne: un sistema scolastico che mette in minoranza proprio coloro che dovrebbero essere i protagonisti.
Aumentare la rappresentanza degli studenti negli organi della scuola non significa dare l’amministrazione in mano a degli adolescenti, ma si propone molto più concretamente come l’incipit di un percorso di riforme scolastiche che riparta dal mettere al centro gli studenti.


E proprio agli studenti delle scuole superiori, di cui ancora faccio parte, do sommessamente e umilmente un monito, un consiglio strategico e al tempo stesso personale.
Se volgiamo una scuola che metta al centro i giovani e che ascolti le nostre idee, dobbiamo essere prima di tutto pronti a meritare quell’ascolto e quella centralità nelle nostre scuole.


Negli ultimi tre anni scolastici ho avuto modo di poter coltivare la mia passione per la rappresentanza studentesca avendo ricevuto tre volte la fiducia per rappresentare gli studenti nel consiglio di istituto della mia scuola.
Così ho compreso che per essere protagonisti e avere voce in capitolo laddove si prendono le decisioni, dobbiamo studiare, al di là delle materie scolastiche; dobbiamo studiare le leggi, i regolamenti, il funzionamento degli organi collegiali, la cultura istituzionale insomma.


Tante volte mi è capitato di vivere discussioni, anche accesi dibattiti, nel corso dei miei mandati, ma senza aver studiato tutti quegli elementi che ho sopra citato penso che molto raramente avrei potuto avere voce in capitolo.
E cosa potrebbe rimanere per noi studenti impegnati attivamente nella politica della scuola se non il desiderio di lasciare un messaggio di partecipazione, di speranza, di volontà, di vivere la scuola, la sua dialettica interna, le nostre riforme?

Per questo, l’auspicio più grande che possa avere è che gli studenti comprendano tutte le loro potenzialità, che abbiano l’ambizione di migliorare ciò che vivono ogni giorno e che costruirà il loro domani.

Studiare per meritare la centralità: credo sia questa la chiave per riprenderci il futuro.

Daniele Fois

Risposte a “LA SCUOLA DEVE CAMBIARE: SPAZIO AGLI STUDENTI. RAGAZZI: STUDIAMO – DI DANIELE FOIS”

  1. Avatar Mariano Orgiana
    Mariano Orgiana

    Condivido totalmente. Non è difficile comprendere perché venite privati di un potere decisionale che di fatto è in mano agli adulti.

    In 30 anni di presenza in CdI ho elaborato una mia teoria.

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  2. Avatar Mariano Orgiana
    Mariano Orgiana

    Condivido totalmente, anzi mi piacerebbe poter dare qualche spiegazione sul perché gli studenti sono privati del potere decisionale che giustamente reclamano.

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  3. Avatar Marcello Pavone

    Non ero affatto impegnato ai tempi che ho frequentato il liceo io nella dialettica interna scolastica come tu dici.
    Acquisire centralità, voce in capitolo dovrebbe essere un obiettivo dello studente e la mission ultima della scuola…Ma a mio modo di vedere la scuola spesso e volentieri non riesce andare al di là della trasmissione delle competenze tecniche, nozionistiche insomma, anche culturali e qui già inizia un movimento verso la centralità. Tuttavia ci vogliono anni e esperienze anche nella scuola, fuori dalla scuola finché si diventa ciò che propriamente si è. In bocca al lupo…

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